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Largo alle acidofile

18 aprile 2023, Florarici

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Eleganti, generose, bellissime: tre aggettivi che definiscono bene le cosiddette “acidofile”, ossia piante generalmente arbustive così chiamate perché desiderano un pH acido sia nella terra, sia nell’acqua d’irrigazione, sia nel concime. E proprio questo è anche il segreto per farle stare bene, per vederle fiorire e rifiorire ogni anno con entusiasmo e rigoglio: assecondare la loro esigenza di acidità è la garanzia del successo nel coltivarle.

Tante sono le acidofile coltivate a scopo ornamentale: le star di aprile sono quattro Ericacee che colorano giardini e terrazzi, una più bella dell’altra.

 

Azalea, per la mamma e non solo

In questo mese l’azalea (Rhododendron ´ kosterianum e R. simsii) sfoggia il suo meglio, ossia una nuvola di fiori bianchi, rosa chiaro o scuro, oppure rosso, anche bicolori, semplici o doppi, che mascherano quasi completamente il fogliame color verde scuro, da inizio aprile a fine maggio (è un classico per la Festa della Mamma), il periodo naturale di fioritura per questa pianta. Si può infatti trovare in vendita fiorita già a metà febbraio e, andando a ritroso, anche a novembre e dicembre, ma si tratta di esemplari forzati in serra, che richiedono di vivere in interni finché fa freddo.

Le piante in vendita adesso sono invece esemplari da esterni: in un punto riparato dai venti freddi e dai raggi solari stanno benissimo. Non rinvasatele finché sono in fioritura: ci penserete dopo, in giugno, dando un vaso in plastica di due misure in più, un buon drenaggio di argilla espansa sul fondo e un ottimo terriccio per acidofile. Nel frattempo, bagnatela con regolarità (il terriccio non deve mai asciugarsi del tutto) con acqua decalcificata e concimatela ogni 10 giorni con un prodotto liquido per acidofile nell’acqua d’annaffiatura.

Rododendro, per stupirvi e stupire

Tecnicamente, anche l’azalea è un rododendro (Rhododendron). La differenza fra le due piante per i botanici sta principalmente nel numero dei pezzi che compongono il fiore, per gli appassionati invece nelle dimensioni di solito maggiori nel secondo e nella necessità di stare sempre all’esterno per il rododendro. Del resto, le specie coltivate sono originarie dall’Himalaya e non hanno certo paura del freddo, anche fino a –20 °C.

Vive meglio in piena terra, naturalmente acida: se così non è, allora va bene anche un vaso grande (min 40 cm) in plastica, con buon drenaggio sul fondo e la solita terra per acidofile. Rinvaso o piantagione devono comunque avvenire a sfioritura avvenuta, e le cure successive sono le stesse dell’azalea. Teme la siccità e anche il calore estivo: cercate per lui un punto ventilato e ombreggiato per tutta la primavera-estate. un consiglio in più: pacciamate la base della pianta con foglie ed erba sfalciata in modo da trattenere una maggiore umidità sotto la pianta. In marzo, giugno e settembre distribuite un buon concime granulare per acidofile. Non potatelo, oppure, se è indispensabile per ridurre l’ingombro, fatelo appena terminata la fioritura, per non perdere le gemme della primavera successiva.

Enkianthus, cascata di campanelle

Meno vistoso dei rododendri, Enkianthus campanulatus è un’Ericacea caducifoglia, resistente al gelo (fino a –15 °C), che tra febbraio e aprile schiude timidi grappoli di campanelle di color bianco, rosa o rosso, anche bicolori, molto apprezzate dalle api in circolazione nelle giornate di sole. Ritorna molto decorativo in autunno, alla caduta delle foglie, che si arrossano vistosamente prima del distacco. Ha dalla sua la lentezza di crescita: può arrivare a 2 m d’altezza, ma ci mette più di una decina d’anni, il che consente di coltivarlo anche in vaso.

Per la coltivazione valgono le stesse indicazione date per i rododendri. E, come loro, si può riprodurre per talea di ramo, prelevata subito dopo la fine della fioritura.

Pieris, anche per le foglie

Anche la Pieris japonica – detta Andromeda – offre una cascata di minuscole campanelle bianche o rosate fra marzo e aprile, abbondantissime, alle quali si aggiunge la meraviglia del nuovo fogliame, color porpora per i primi due mesi circa dopo l’emissione. Un “effetto fotinia” ma su un arbusto completamente diverso, alto e largo più di 1 m, collocabile all’ombra o a mezzo sole.

Fra tutti, è il più freddoloso, visto che sopporta solo fino a –8 °C ed è preferibile ripararlo dai venti di tramontana. Vive anche in vaso, da 35 cm in su, sempre con buon drenaggio sul fondo e substrato per acidofile.

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